La piazza del baratto di Bari

di Michele Cecere

 

 

percorsidipace« Novembre 2007, a un convegno sui nuovi stili di vita al seminario di Molfetta, incontro due amiche e mi chiedono un parere sulla possibilità di organizzare una giornata dedicata al baratto. L’idea è carina, la condivido a tavola con altri amici e dopo qualche giorno ci ritroviamo a chiedere al presidente della circoscrizione, Leonardo Scorza, la possibilità di sperimentare la pratica del baratto nel cortile adiacente la chiesa Russa, sede degli uffici della circoscrizione stessa.

Al primo appuntamento si presentano una dozzina di amici, piove, quasi nevica, e siamo costretti a rintanarci nell’androne della circoscrizione, poche le persone esterne al gruppo, eppure quella domenica sarà foriera di decine di altre giornate così!

Grazie all’interesse della professoressa Clelia Iacobone e ai suoi ragazzi del “Kollettivo Studenti Fermi”, dal nome dell’Istituto, il cortile della Chiesa Russa diventa lo spazio in cui amici e persone assolutamente sconosciute s’incontrano attraverso gli oggetti. Nascono e si sviluppano relazioni, arriva Sibilla col suo “Barattapensieri”: un tavolino sul quale ognuno passa e prende un biglietto con un pensiero e ne lascia un altro scrivendolo su un quadernetto. Arriva Luca col suo singolare baratto di poesie e poi le ragazze liceali che offrono un pezzo di torta in cambio di un semplice e magico sorriso! C’è poi la signora che arriva col suo carrello della spesa, la sua timidezza non le consente di fare bancarella per terra…e allora lei passa e quando vede un libro che le interessa eccola tirare fuori dal carrello ogni sorta di testo da scambiare e se non ti va bene va a casa e ritorna con un altro carrello!

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Dal dicembre 2007 in oltre 6 anni e più di 60 edizioni del baratto si sono viste migliaia di persone passare dalla nostra mensile “piazza”, che ha peraltro spesso ospitato banchetti di associazioni ed enti che portano avanti altre tematiche legate ai nuovi stili di vita, quelli capaci di farci vivere davvero in un mondo migliore, più equo e solidale. Già, la “piazza”: dopo averlo chiamato per oltre un anno “mercatino del baratto”, il nostro appuntamento mensile ha cambiato nome, ci è sembrato che richiamarci a quell’ “agorà” dell’antica Grecia (il termine significa raccogliere, radunare) fosse decisamente più giusto, tanto che spesso, nella comunicazione, scriviamo “vieni e scambia quel che vuoi, anche solo due chiacchiere”. Perché alla radice del baratto vi è anche la riscoperta di una socialità diversa, legata ad una vita più semplice e naturale.

E’ strano pensare che, quando nel dicembre 2007 si cominciava appena a sentir parlare di crisi economica, il baratto veniva vissuto come una pratica di nostalgici del ritorno alla vita medievale se non addirittura all’età della pietra, o di un manipolo di “piccolo- borghesi” refrattari al consumismo. Se a fine 2007 la spinta propulsiva del baratto era l’evitare di ingrossare le discariche (era il tempo in cui addirittura un governo cadeva per le immagini della spazzatura campana!) e restituire nuova vita ad oggetti inutilizzati, in questo 2014 in cui la crisi morde tutti si scopre la convenienza di trovare nella nostra piazza oggetti utilissimi per i quali saremmo spesso disposti a spendere quattrini, peraltro sempre più rari.

Ma la piazza del baratto è diventata col tempo anche un’occasione di incontro e di racconto, perché attraverso gli oggetti si possono scambiare pure sentimenti ed emozioni. Infatti le persone scambiano i propri beni attribuendo agli stessi un valore che spesso prescinde da quello economico e che è legato alla sfera dei ricordi, dell’utilità e delle qualità intrinseche dell’oggetto. Ogni volta si cerca di cambiare il tema centrale dell’incontro, la casa, i viaggi, la musica, il giardinaggio, i libri, i vestiti, le stagioni…Una volta il tema è stato persino quello degli “ex” e tutti a portare oggetti di cui liberarsi assolutamente, oggetti rimasti in chissà quale anfratto della soffitta, dimenticati proprio perché da dimenticare!

Attraverso un oggetto si conosce la persona che lo baratta, nascono relazioni che vanno ben oltre il semplice scambio. In questi anni abbiamo sperimentato il baratto in numerosi contesti e si sono create anche delle piazze virtuali sulla rete, numerosi sono ormai i siti e i gruppi Facebook che propongono lo scambio di oggetti spesso difficilmente trasportabili nella nostra piazza reale.

 

regaloabbracciDa oltre quattro anni, l’iniziativa è promossa a Bari dall’ADIRT (Associazione Difesa Insediamenti Rupestri e Territorio), che si occupa da trent’anni di cultura e difesa ambientale, al cui interno si è costituito il gruppo per il consumo critico.

In cinque anni, se è vero che la nostra piazza non è letteralmente esplosa in termini di partecipazione, è però indubbia la ramificazione dell’iniziativa, molteplici sono infatti le iniziative di varia natura germogliate in tutta la provincia. Per non parlare del diffondersi in genere del baratto e delle altre pratiche “virtuose” per cercare tutti di vivere meglio. La piazza del baratto ospita spesso i banchetti di associazioni e gruppi che vogliono promuovere nuovi stili di vita più equi e solidali. Non è un caso che nella stessa circoscrizione, nell’ultimo anno è stata promossa la fiera dei nuovi stili di vita, insomma si parte col baratto e si finisce col promuovere tante altre cose lodevoli. Da non dimenticare anche l’iniziativa, per ora saltuaria, dell’AMIU (la municipalizzata dei rifiuti), con la creazione di piazze in cui le persone possono lasciare oggetti che, prima di essereportati in discarica, possono essere ritirati da altri cittadine che ne hanno bisogno.Anche qui oggetti voluminosi possono trovare nuova vita e utilità evitandodi intasare le discariche.

Il baratto riguarda tutti, bimbi, adolescenti, giovani, adulti e anziani, ma come tante altre pratiche ci piacerebbe fosse sviluppata nelle scuole, perché è necessario educare i giovani ad un consumo consapevole che li spinga a guardare a scelte diverse, responsabili e di lungo periodo, di cura e rispetto per l’ambiente, oltre che per le loro tasche. La scuola dovrebbe aiutare i ragazzi a comprendere che ogni acquisto determina scelte socio-economiche globali e che spesso gli acquisti più innocui contribuiscono allo sfruttamento del lavoro minorile e all’armamento di popoli in guerra. Occorre educare i giovani alla salvaguardia dell’ambiente: oggetti scarsamente utilizzati si accumulano negli sgabuzzini, oggetti che in gran parte finiscono per essere abbandonati in un cassonetto dell’immondizia, alimentando gli inceneritori di plastica che liberano sostanze inquinanti e nocive per la nostra salute. Ma questi oggetti, inutili per qualcuno, possono invece interessare qualcun altro, anche un vecchio accendino non funzionante può illuminare gli occhi di un accanito collezionista: è questa la magia del baratto! »

 

Tratto da "Percorsi di Pace... dal Sud" - Edizioni dal Sud

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